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I glifi che furono interpretati per primi riguardavano date e calcoli, mentre rimasero per lungo tempo oscuri, e in parte lo rimangono ancora, quelli relativi al rituale e agli eventi storici. La chiave dinterpretazione della scrittura maya fu scoperta negli anni 50 da Yuri Knorozov, un giovane epigrafista sovietico, che utilizzando le tecniche informatiche eseguiva analisi posizionali partendo dallipotesi che la scrittura maya rappresentasse un sistema logografico misto:combinava quindi ideogrammi, simboli fonetici e radicali, disponendo di un sillabario abbastanza completo così come per le scritture sumera, egiziana, ittita e cinese. Negli anni 60 molti ricercatori occidentali quali Coe, Proskouriakoff, Soustelle
cominciarono ad applicare con successo i metodi di Knorozov, nonostante un famoso studioso
della civiltà maya, J. Eric S. Thompson, continuasse a negare la validità di queste
ricerche e a ignorare le conquiste raggiunte, anche grazie al calcolatore, da uno
sconosciuto sovietico appassionato di lingue morte. Anche in questo caso il contributo allarcheologia di un Knorozov, un non professionista dotato di talento è stato più che mai determinante nella decifrazione di antichi segni. Non erano certo archeologi professionisti altri uomini di talento a cui siamo oggi riconoscenti: Jean-François Champoillon, il diciannovenne che utilizzò la Stele di Rosetta per decifrare i geroglifici egiziani; George Grotefend, linsegnante che affrontò la scrittura cuneiforme babilonese; Michael Ventris, il giovane architetto inglese che rivelò il greco primitivo della lineare cretese; e ancora Diego de Landa, il frate che per primo ci mise sulle tracce dei glifi maya; Pío Pérez, il funzionario amministrativo che scoprì il sistema numerico maya e J.T.Goodman, il giornalista che rivelò il segreto del calendario maya.
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