Matematica Maya

Matematica nella storia   

 

 

La scoperta fatta dal Forstermann del sistema con cui i Maya esprimevano i numeri, ha rivelato l’alto grado da essi raggiunto nelle scienze matematiche e particolarmente nell’astronomia, che applicavano sia a scopi pratici, come la cronologia e l’elaborazione del loro calendario, sia rituali, per stabilire date di carattere magico. I numeri dallo 0 al 19 (ai Maya viene generalmente attribuita la scoperta dello zero) venivano espressi mediante due diversi metodi: I. Con forme dette "normali"; II. Per mezzo di appositi glifi, i quali rappresentavano le teste delle divinità.

Le forme normali possono essere paragonate al sistema numerico dei romani; infatti le forme normali maya sono anche loro basate sulla combinazione di due elementi, il punto e la linea, i cui valori erano rispettivamente fissati in una e cinque unità. Il secondo metodo di numerazione è simile al sistema arabo, essendovi una speciale testa di divinità che rappresenta ogni numero dall’1 al 13; come nel sistema arabico i numeri dall’1 al 9 venivano raffigurati da nove figure diverse.  

I numeri superiori al 20 in entrambi i due metodi si ottenevano per "posizione" e, come nel sistema arabico, aggiungendo un segno numerico verso destra, si ottiene un aumento di ordine decimale nella serie numerica, i Maya ottenevano lo stesso risultato sul campo vigesimale, sovrapponendo un numero sopra l’altro partendo dal basso in alto invece di andare da sinistra verso destra come nel nostro attuale sistema. Il numero più basso era considerato moltiplicato per I, quello ad esso immediatamente superiore per 20, il terzo per 360, il quarto per 7200, il quinto per 144.000 ed il sesto per 2.880.000, moltiplicatori che, eccetto quelli del sesto posto (il 360) che é il prodotto di 20 x 18, sono tutti formati dalla moltiplicazione vigesimale del numero immediatamente inferiore.

RITORNA ALLA HOME PAGE     RITORNA AL MENÙ            BIBLIOGRAFIA