Antichi stili

   

 

 

I geroglifici maya erano scolpiti in rilievo o, più raramente, incisi sulle stele, sui paletti di pietra in campi da gioco, sugli altari, su gradini, sui muri, su travi e architravi. Venivano pure modellati in una sorta di stucco o incisi su oggetti personali in giada o altro materiale, oppure dipinti su terrecotte e affreschi.

I segni sulle stele erano accoppiati in colonne che venivano lette insieme da sinistra a destra e dall’ alto verso il basso. I glifi, inoltre, venivano utilizzati anche in libri composti da un’unica striscia di carta, larga circa venti centimetri ma lunga diversi metri, che veniva scritta da entrambi i lati con simboli contornati di nero, ripiegata poi a soffietto in pagine di una quindicina di centimetri e divisa in capitoli. La carta era ricavata in una maniera particolare, utilizzando o una varietà di fico selvatico o pelle di daino ricoperta da un sottile strato bianco di calce.

La scrittura a mano era molto diversa dalla scrittura monumentale, dai segni scolpiti del periodo classico; non sappiamo se questa differenza sia da attribuire a un autentico sviluppo autonomo della scrittura stessa o più semplicemente all’impiego di un materiale diverso come le lunghe strisce di carta di corteccia o la pelle di daino che venivano ripiegate a fisarmonica.

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