Riscoperta

   

 

 


Tramite i due viaggi (1839-41) di John Lloyd Stephens e del suo accompagnatore Frederick Catherwood, riusciamo ora a conoscere e ad apprezzare le meraviglie del mondo Maya, rimaste per lungo tempo sepolte nella foresta. Catherwood in particolare aveva riprodotto, tramite disegni artistici e molto precisi, i monumenti della civiltà maya.
A Stephens, diplomatico U.S.A. in Guatemala, spetta comunque il merito di aver suscitato con i suoi due libri di viaggio un grande interesse per la civiltà maya da parte di un vasto pubblico .
Gli "Incidents of Travel in Central America, Chiapas e Yucatán" furono un successo internazionale, avendo avuto solo nel primo anno 12 edizioni tradotte in parecchie lingue.

Bisogna però dire che non furono Catherwood e Stephens i primi europei ad immergersi nel mondo Maya; si hanno infatti testimonianze di altri ricercatori che raccontarono in lingua spagnola le loro scoperte, ma che non vennero presi spesso in grande considerazione.

Già a partire dall’inizio del 1500, ci furono molti esploratori, quali monaci spagnoli, soldati o funzionari che si  imbatterono in "città" abbandonate dell'antico territorio dei Maya.

Nel 1576 Diego Garcia de Palacio fu il primo spagnolo a vedere Copán e a descrivere dettagliatamente in una lettera a Filippo II particolari del popolo Maya. Nel 1629 Antonio Velásquez del Espinosa manifestava il suo intusiasmo per Copán parlando di meravigliose rovine.

Nel 1740 si ha l’inizio di un periodo di maggiore esplorazione con il sacerdote Antonio del Solis; il suo successore, Ramón Ordoñez y Aguiar, descrisse poi i resti di Palenque considerandola addirittura una città costruita dai romani e suscitando la curiosità di re Carlo III il quale inviò così una commissione incaricata di studiare scrupolosamente le rovine descritte. Purtroppo però i metodi adottati dal comandante Antonio del Rio non portarono solo alla distruzione di enormi alberi della foresta, ma anche di opere architettoniche. Carlo IV, successore di Carlo III, scelse una persona più qualificata, il francese Guillaume Dupaix,affidandogli l’incarico di esplorare tutta la Nuova Spagna. Nella sua terza spedizione, nel 1807, Dupaix raggiunse il territorio Maya terminando i lavori di ricerca a Palenque. Pubblicò quindi con successo il suo lavoro , nel 1834,  in due volumi con illustrazioni di Luciano Castañeda, autore delle  prime immagini dell’architettura Maya ancor prima dei viaggi di Stephens.

All’abate Brasseur de Bourbourg  si deve, oltre che la pubblicazione nel 1866 del suo libro "Monuments anciens du Mexique et du Yucatán" (in cui peraltro sostiene ipotesi impossibili), anche la stampa di altri due  importantissimi scritti: il "Popol Vuh" e il manoscritto di Landa. Questi due testi apparvero in seguito all’uscita del libro che descriveva il viaggio di Stephens; in essi si trovano però già degli accenni al grande complesso di rovine che furono poi oggetto di ricerca di Stephens. Anche lo scritto di Antonio del Rio, responsabile di operazioni maldestre a Palenque, insieme alle pubblicazioni citate, capitarono nelle mani di Stephens, spronandolo a ulteriori ricerche di quei monumenti e permettendogli di scoprire non solo le rovine di Copán ma anche una serie di altre rovine. Fu così aperta l’epoca dello studio scientifico.

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