Traffici transpacifici

   

 

 


Le ricerche sui rapporti transpacifici tra il Vecchio e il Nuovo Mondo hanno portato a risultati che hanno notevolmente arricchito le nostre conoscenze sui grandi processi di diffusione culturale. Si delineano così un antico periodo di ricezione della civiltà cinese e uno più recente caratterizzato dall’influsso indiano. Affinità tra la Mesoamerica e la Cina del periodo Shang e Chou si trovano ad esempio nel valore particolare attribuito alla giada come pietra preziosa, nella funzione dei serpenti piumati e nella venerazione di tigri o giaguari.

La raffigurazione dell’uomo nelle fauci del giaguaro, corrisponde perfino nei dettagli alla maschera cinese Toa-Tieh che rappresenta un uomo tra le fauci di una tigre. Motivi di maschere su vasi rituali di bronzo della dinastia Shang hanno quasi gli stessi tratti del volto del dio della pioggia Chac riscontrabile nelle decorazioni delle facciate maya. Per cui esiste in effetti il forte sospetto di aver a che fare non con convergenze, ma con antichissimi rapporti culturali. Nell’India indù-buddista, oltre alla medesima concezione ciclica del tempo, domina la stessa idea delle quattro età e zone del mondo presente presso i Maya . Parallelismi nell’arte dei due territori si riscontrano nell’albero del cielo tipico dell’Asia sud-orientale, che ripete l’albero della vita dei Maya con un volto di demone alla fine del tronco e nel motivo dei fiori di loto, assai sorprendente nella Mesoamerica perché qui non vi sono tali fiori. Particolarmente notevole è un fregio di fiori di loto nel tempio del giaguaro di Chichén Itzá.

Il pezzo più monumentale che prova l’esistenza di rapporti culturali tra Indiani e Mesoamericani è costituito da due teste di giganti trovate a Monte Alto sulla costa pacifica centrale del Guatemala. Esse ricordano le teste colossali degli Olmechi, ma, al contrario di queste, le sculture di Monte Alto hanno gli occhi chiusi, il taglio degli occhi leggermente obliquo e la testa pelata, quindi mostrano il profilo di un Buddha in meditazione o di un monaco buddista.

Secondo lo studioso Heine-Geldern i primi esploratori asiatici della Mesoamerica avevano fini missionari, dato che tutto il patrimonio culturale, che si suppone abbiano trasmesso all’America, attiene alla sfera sacrale. Se fossero stati commercianti avrebbero importato utensili d’uso corrente, ma di questi finora manca ogni traccia. E’ persino in dubbio che la scoperta del numero zero, che gli archeologi attribuiscono generalmente ai Maya, fosse una loro originaria creazione intellettuale, e non si ritiene impossibile che i Maya - come del resto anche noi - lo abbiano derivato dagli Indiani. Ricerche ulteriori dovranno chiarire a quale popolo vada attribuita la priorità di questa conquista matematica. O si deve piuttosto supporre che i Maya e gli Indiani siano arrivati a questa straordinaria scoperta in modo del tutto indipendente gli uni dagli altri?

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