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Le regole del gioco non si conoscono esattamente, ma si pensa ad un incrocio tra la pallavolo e la palla al bracciolo. In questo gioco, presso i Maya si trovavano a fronteggiarsi due squadre di giocatori muniti di protezioni dal polso al gomito, sulle cosce fino al ginocchio; la palla era fatta di caucciù pieno e pesante e non poteva essere colpita con le mani, questo perché rappresentava il Sole che non si poteva toccare. In alcune occasioni particolari i giocatori appendevano al collo e alla vita degli oggetti in pietra che servivano come rituale. Come in ogni gara i migliori ricevevano dei premi; se si trattava di una partita di alto valore simbolico, invece, il capitano della squadra che perdeva rischiava la decapitazione. La figura del capitano era molto importante nella civiltà dei Maya perché era la persona che prendeva tutte le colpe e i meriti di una partita: era lui che ritirava i premi, ma era anche colui che rischiava la vita . Il gioco della palla si svolgeva su un campo da gioco segnato da tre dischi scolpiti. Secondo le leggende, descritte nei bassorilievi, delle coppie di personaggi rievocavano la partita disputata tra il dio del Numero Zero, un signore degli inferi e il Re Diciotto Coniglio. La posta di questa partita era decisiva ed era la morte che aveva la palla nel mondo sotterraneo. Nel primo disco si trovava un compagno della Morte il quale rendeva omaggio al suo capitano; nel secondo la palla era in gioco, contesa tra i due signori che la colpivano entrambi con lavambraccio; nel terzo disco la palla era ferma, era finita la partita e, grazie alla vittoria della squadra di Diciotto Coniglio, il Sole tornava a splendere. Infine un componente della squadra vincente sinchinava davanti al re del mais germogliante.
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