Diritti minoranze

O.N.U.   

 

 

Da anni nelle zone della Mesoamerica si stanno verificando sommosse da parte di popolazioni locali che cercano di rivendicare i propri diritti.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite e la comunità mondiale si sono quindi impegnate a difendere le minoranze locali: il 1993 è stato proclamato Anno Internazionale dei popoli autoctoni e il 1994 anno di preparazione del Decennio Internazionale dei popoli indigeni.

Nonostante gli indigeni abbiano approfittato del 1993 per far sentire la propria voce, gli Stati del mondo non hanno risposto come sarebbe stato il caso alle loro richieste e questa loro indifferenza è stata sottolineata anche in seguito dalle popolazioni dell’America Latina.

Non si può infatti ancora parlare di rispetto di questi popoli: molti dei loro luoghi sacri sono distrutti per lasciare spazio al progresso, alla tecnologia, riducendo sempre più tutto ciò che serve agli indigeni per vivere.

Tuttavia, benché le manifestazioni dei primi anni novanta abbiano fruttato solo insuccessi, in questi ultimi tempi gli indigeni sono riusciti almeno a spiegare i motivi delle sommosse, recuperando in parte i valori del loro passato.

Il maggior esponente della difesa di queste minoranze è Rigoberta Menchú, ma vi sono molti altri sostenitori quali Ted Moses, degli indiani Cree del Canada, e Ole Hendrick Magga, presidente del parlamento dei Lapponi di Norvegia. Partecipano al Comitato Indigeno Internazionale anche i rappresentanti dei Maori (Nuova Zelanda), dei Miskito e dei Kakchiquel (Guatemala), dei Mapuche (Cile), degli Inuit e dell’Alleanza dei Popoli della Cordigliera (Filippine).

L’obiettivo è di far riconoscere l’esistenza dei popoli indigeni, ai quali essi appartengono, e i loro diritti, affinché siano garantiti dalle Costituzioni dei vari Stati.

 

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