L'idea di tracciare un segno permanente e colorato sulla pelle č stata associata per
migliaia di anni a rituali religiosi o magici. Gli egizi del periodo del Medio Regno
(2080-1640 a. C.) tatuavano i morti per proteggerli dagli spiriti maligni dell'aldilā;
nell'antica Grecia i seguaci di Dioniso si decoravano con tatuaggi e la tradizione di
tatuare il simbolo della croce esiste ancora oggi.
La parola tattoo entra a
far parte del vocabolario inglese nel 1644 per indicare il rullo dei tamburi e pare che
l'origine sia il polinesiano tatau che significa bussare, colpire, ma anche, in
senso figurato, impressionare. L'importazione di questa pratica avviene in Europa nel
XVIII sec., dalle isole del mare del sud dove il tatuaggio aveva soprattutto un
significato legato alla guerra. Infatti i corpi dei guerrieri morti in battaglia non
tatuati venivano trattati con scarso rispetto dalle tribų nemiche, mentre le teste dei
guerrieri tatuati erano tagliate e conservate.
La cultura occidentale ha utilizzato il tatuaggio per scopi sicuramente
discutibili come marchiare gli schiavi, i criminali e, fino alla prima guerra mondiale, in
Inghilterra, i disertori, sulla cui pelle veniva impressa la lettera D. Attualmente gli
alti livelli artistici e le tecniche impiegate fanno sė che il tatuaggio abbia come scopo
principale l'esaltazione della bellezza fisica e la ricerca di un particolare linguaggio
espressivo; la caratteristica fondamentale č il fatto che l'artista disegna e colora una
"tela" vivente la quale, al termine dell'opera, si alza e se ne va.
