Arte ellenistica

   

 

 


Lo scrittore romano Plinio il Vecchio afferma che l’arte morì negli anni che vanno dal 300 al 150 a.C., cioè nel pieno periodo ellenistico. Il suo giudizio risente del gusto artistico del suo tempo: nel I secolo d.C. a Roma era prevalente una tendenza classicistica, volta a riproporre i grandi modelli greci.

L’ellenismo, certamente lontano dal segnare la morte dell’arte, fu un periodo molto fecondo.

Gli scultori ellenistici, oltre alle composizioni monumentali caratterizzate da scene di movimento e di intensa drammaticità, amavano riprodurre figure e movimenti della vita quotidiana. Ben noto è l'ideale artistico greco dell’arte classica, una riproduzione di una umanità ideale, del giovane all’apice della sua bellezza e maturità. Quello ellenistico è interessato all’uomo in tutte le sue età e fasi di vita, senza escludere la decadenza fisica e la vecchiaia. Rispetto alle produzioni scultoree del periodo classico, si nota inoltre nell’arte ellenistica una maggiore cura nel rendere i particolare anatomici o il panneggio delle vesti.

La ricostruzione della storia della pittura greca è assai lacunosa, fatto tanto più invalidante se si considera che proprio la pittura e non la scultura è stata per molto tempo l’arte guida. Alla fine del IV secolo a.C. gli artisti, secondo gli storici dell’arte più accreditati, si liberarono progressivamente del disegno di contorno rendendo la figura con il variare del chiaroscuro e del colore.

L’ellenismo quindi non solo nel campo scultoreo, ma anche nella pittura, fu un momento di intensa ricerca e di sperimentalismo, molto importante per gli ulteriori sviluppi artistici.

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